Era il 9 gennaio quando Maroni con pieni toni da campagna elettorale annunciava: “I nostri due membri della giunta ci hanno detto che non c’è fumus persecutionis nei confronti del deputato, quindi voteremo a favore della richiesta dei magistrati”. La richiesta era quella di arresto, per un deputato, Cosentino, accusato di corruzione, riciclaggio, falso, inoltre aggravati dal favoreggiamento nei confronti della camorra.
L’11 gennaio, invece, Umberto Bossi lasciando il gruppo della Lega a Montecitorio afferma: “Penso che lascerò libertà di coscienza. Nelle carte non c’è nulla”. Prima non c’era “fumus persecutionis” ora c’è “libertas conscientiae”. Il giorno dopo in Parlamento si vota per l’arresto. Con 298 “si” e 309 “no”, Cosentino si salva dal carcere. Determinanti sono stati i voti dei Radicali e della Lega.
Ma da notare è la posizione di Umberto Bossi. Non c’è niente da fare. Bossi perde il pelo, ma non il vizio. Tempo fa nel 1988 il Senatur, con il quotidiano la Padania, definiva il Cavaliere e le sue aziende con queste parole. “Berlusconi è l’uomo della mafia. È un palermitano che parla meneghino, un palermitano nato nella terra sbagliata e mandato su apposta per fregare il Nord. La Fininvest è nata da Cosa Nostra…”. Nel 1998 La Padania titolava così: “Berlusconi sei un mafioso? Rispondi”. Così la Lega faceva 11 domande al Cavaliere. Passa un pò di tempo. E nel 94′ la Lega corre alle elezioni con Berlusconi, vincendole. Il voltagabbana si allea con quello che aveva definito “mafioso” e in poco tempo diventa il migliore amico, tanto che i deputati e i senatori della Lega votano tutte le leggi ad personam che il Cavaliere si faceva.
Nel 88 aveva 47 anni. Il pelo era più folto. Passa un altro pò di tempo e il Senatur ne perde un altro pò. Nel 2012 ha infatti 70 anni. Ma il suo comportamento rimane sempre lo stesso. Critica il Sud, per la sua mentalità e il suo “degrado”. Critica l’economia arretrata del meridione. Si è tanto lamentato dei rifiuti napoletani e si è tanto battuto affinché rimanevano dov’erano. Ma quando si è presentata l’occasione per arrestare chi ha contribuito a questo “degrado”, a chi ha contribuito a fare un’economia arretrata, a chi ha gestito i rifiuti in Campania non partecipa al voto. Alla faccia della coerenza!







