Quando si fa un investimento non si sa mai come va a finire. Si può avere successo, ma si può anche rischiare di perdere il tutto. Non sempre. Chi investe nella guerra, ha già perso il suo business investito. Alcuni lo hanno capito, altri lo hanno capito a metà, altri non l’hanno ancora capito e infine c’è chi l’ha capito e vuole farlo capire, ma viene ignorato. Sul web impazza la protesta contro l’acquisto dei cacciabombardieri F35, che costano ben 18 miliardi di euro. Le associazioni pacifiste, come Emergency, si mobilitano. Partiti, come l’Italia dei Valori, premono. Tutti vengono ignorati. Il governo prosegue per la sua strada. I caccia si comprano e basta. Punto.
C’è chi invece, come gli Stati Uniti, che sono una delle potenze militari più grandi, se non la prima, hanno deciso di ridurre gli investimenti nelle armi e nella guerra, per un risparmio complessivo di 450 miliardi. Ad annunciarlo è stato lo stesso Obama insieme al ministro della difesa Panetta, in un incontro con i giornalisti al Pentagono. Ha spiegato il Presidente americano che i tagli non riguarderanno soltanto gli armamenti e che faranno un esercito più “snello”, ma anche l’arsenale nucleare, che sarà diminuito notevolmente.
Insomma, la scelta più sensata. La crisi non deve essere risolta sulle spalle dei lavoratori. Si può benissimo decidere di ridurre le spese militari. Un modo efficiente per combattere il crac finanziario e, soprattutto, si evitano di fare danni all’umanità.
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