Don Verzè è morto, ma 1,5 miliardi di euro di debiti al San Raffaele sono rimasti. Così ha portato uno dei maggiori centri della sanità presenti in Italia al crac finanziario. Può sembrare strano, ma è successo. In effetti, tutti i finanziamenti pubblici che erano stati stanziati per la struttura ospedaliera sono stati dirottati verso un’altra direzione. A chiarire meglio le idee è Vittorio Malagutti su Il Fatto Quotidiano, nel suo articolo I miracoli di don Verzé: “Milioni di euro dirottati in hotel di lusso in Costa Smeralda. Palazzi e ospedali nei Paesi dell’est Europa. Aerei ed elicotteri intestati a società della Nuova Zelanda”. Questo era il suo impero, solo a rimanere in tema bancarotta. Per non parlare dei suoi procedimenti giudiziari. Nel ’76 viene condannato per tentata corruzione dal tribunale di Milano. Nel ’98 viene condannato due volte, sempre dal tribunale di Milano, per abusi edilizi. Dopo tutto questo, sicuramente sarà andato in paradiso. Quello fiscale!
Gli Hotel, i palazzi, gli aerei e gli elicotteri di don Verzè e il crac del San Raffaele
1 genQuando Berlusconi diceva che la crisi non c’era.
28 dic
Vorrei prendere un’espressione che Marco Travaglio ha usato in occasione della morte di Giorgio Bocca su un articolo (Giorgio Bocca, l’ultimo dei grandi) sul suo blog sul sito de Il fatto quotidiano. Per descrivere una persona “tutte le parole sono inutili tranne le sue”. Per questo ho raccolto una serie di frasi di quando Berlusconi era al governo.
«Siamo in un momento difficile per la crisi del mondo: io sostengo che il peggio è passato». (Silvio Berlusconi, 6 luglio 2009)
«Il peggio è passato, siamo in fase di conclusione». (Silvio Berlusconi, 8 settembre 2009)
«In Europa ci sono Paesi come la Grecia, il Portogallo, la Spagna e l’Irlanda che sono in situazioni abbastanza preoccupanti, mentre noi ce la stiamo cavando meglio di tutti gli altri». (Silvio Berlusconi, 6 febbraio 2010)
«La crisi è alle spalle. E noi ne stiamo uscendo meglio di altri paesi europei». (Silvio Berlusconi, 29 giugno 2010)
«Abbiamo realizzato una vera e propria missione impossibile: abbiamo affrontato la crisi senza mettere mai, dico mai, le mani nelle tasche degli italiani». (Silvio Berlusconi, 10 maggio 2011)
«Un paese benestante, con ristoranti sempre pieni, aerei affollati, e posti vacanza sempre prenotati». (Silvio Berlusconi, 4 novembre 2011)
«L’Italia? “Un paese di benestanti”. Non ho mai avuto dubbi. Noi siamo, sommando il debito pubblico alla finanza privata, il secondo Paese più solido d’Europa dopo la Germania e prima di Svezia, Francia e Gran Bretagna». (Silvio Berlusconi, 8 dicembre 2011)
Quando non è più lui al governo prevede che la manovra possa essere recessiva.
«Fino all’estate scorsa abbiamo sempre tenuto i conti in ordine tagliando le spese invece di aumentare le imposte. Ora però con le nuove tasse si finirà per comprimere i consumi e portare in recessione l’economia». (Silvio Berlusconi, 26 dicembre 2011)
Insomma fino a quando c’era lui la crisi non esisteva, gli italiani erano benestanti, l’Italia era uno dei paesi più solidi d’Europa, la crisi non si sentiva. La situazione cambia, però, nel giro di pochi giorni. L’8 dicembre l’Italia era ricca il 26, invece, ha nuove tasse che porteranno l’economia in recessione.
Nessuno è perfetto. Neanche il Grande Giorgio Bocca
27 dic
“Non ho amato i coccodrilli sempre belli” scriveva sul suo blog sul sito de Il fatto quotidiano Andrea Scanzi qualche giorno fa. In effetti è così. Siamo belli, perchè diversi e con i nostri difetti. E poi nessuno è perfetto. Nessuno. Ma in questi giorni, su facebook, su twitter si è sviluppato un chiacchiericcio di critiche rivolte contro Giorgio Bocca. Anzi, qualcuno è stato capace di estrapolare da un paio di frasi la sua filosofia. Come abbia fatto non lo so. Ma ci è riuscito. Attaccare in quel modo l’ex partigiano, l’antifascista, il co-fondatore del quotidiano La Repubblica, mi sembra scorretto. Inoltre è comprensibile che nei sui 91 anni di carriera, abbia potuto dire o fare qualcosa di non gradito. L’esagerazione non trova limiti. Anche qui.






