C’era un rivoluzionario, Ernesto Che Guevara, al quale va tutto il mio endorsement, che diceva: ”Un popolo ignorante è un popolo facile da ingannare”.
Chissà perché, in uno Stato, come l’Italia, che spende complessivamente 23 miliardi di euro l’anno per le spese militari, 18 solo per l’acquisto di 131 caccia bombardieri F-35, l’unico settore che sta “sopportando” la cristi è la Scuola.
Ad “uccidere” la scuola pubblica ci aveva ben pensato Berlusconi che con la legge 133/2008, ha tagliato al nostro sistema scolastico più di 8 miliardi di euro. Circa 150.000 lavoratori sono andati a casa; effetti catastrofici come conseguenze che a pagarle sono stati soprattutto gli studenti.
Sempre dal governo Berlusconi il 3 luglio 2008 viene presentata una proposta di legge, ma subito bocciata da professori e studenti unanime. Allora come oggi furono importati le manifestazioni di protesta e la coesione studenti-insegnanti culminata nel Movimento dell’Onda dell’ottobre 2008.
Il provvedimento fu presentato dall’on Valentina Aprea, sedente tra le file del PDL, e oggi pensando di poter approfittare dell’enorme maggioranza data dai partiti al governo Monti, il decreto si appresta a diventare legge.
Ma perché gli studenti sono così irati da questo ddl? Cosa li preocupa? Cosa li spinge a manifestare e ad esprimere il loro dissenso?
Prima di tutto il ddl prevede quello che viene definito “autonomia statuaria”. Gli statuti regoleranno “l’istituzione e la composizione degli organi interni, nonché le forme e le modalità di partecipazione della comunità scolastica”, il che significa che la partecipazione degli studenti alle decisioni scolastiche verrà ridotta. Perfino il diritto di assemblea degli studenti sarà deciso da ciascuna autonomia scolastica.
Un diritto degli studenti, una conquista importate, vitale per la democrazia, ottenuta grazie ad anni di lotte, viene così CANCELLATA.
Seconda cosa il consiglio di istituto verrà abolito. A prendere il suo posto sarà il nuovo Consiglio dell’autonomia scolastica. Il consiglio ha potere decisionale, però a differenza del vecchio consiglio d’istituto può essere integrato dalla presenza di membri esterni, che possono intervenire in materia di gestione in modo significativo. Le scuole “possono promuovere o partecipare alla costituzione di reti, associazioni e organizzazioni no profit, consorzi e associazioni di scuole autonome”. Le scuole possono ora ricevere soldi da fondazioni. In questo modo un privato che investe in una scuola può acquisire un potere decisionale. Una cosa gravissima.
Molti istituti in ogni parte della penisola sono stati occupati. Contro questo ddl sono scesi in piazza studenti e docenti, trovandosi dalla stessa parte, formando una forza coesa, difendendo la scuola pubblica e facendo in modo che la cultura non diventasse una merce.
Antonio Lo Mastro





























