A che cavolo serve il numero chiuso? A niente. E chi si è appena iscritto a qualche facoltà universitaria, dove era obbligatorio fare i test lo sa bene. Anzi, forse a qualcosa serve. Creare inefficienza.
Prima di tutto il numero chiuso è anticostituzionale. E’ un nostro diritto seguire gli studi che vogliamo. Sarebbe più giusta un’indicazione prima dell’iscrizione. Poi, tra l’altro, se nel futuro saremo disoccupati, saranno problemi nostri, non certo importerà allo stato.
Seconda cosa il numero chiuso crea “falsi professionisti”. Uno scarso ingegnere o un pessimo medico. Ma, soprattutto, molti studenti non hanno la loro possibilità di mostrare la loro abilità in un determinato settore, proprio perchè bloccati dai test di ammissione.
I test non selezionano un bel niente, le domande non sono inerenti a ciò che si deve selezionare. Senza parlare di trucchetti vari che si fanno nelle varie facoltà, dove “i figli di papà”, devono entrare a forza.
Si parla tanto di liberalizzazioni. Perchè non liberalizziamo anche gli accessi alle facoltà a numero chiuso. Ci sarebbe la “selezione naturale” a sistemare i numeri in eccesso. Si darebbe la possibilità a tutti di fare quello che si vuole, ma soprattutto si creerebbe in Italia, un sistema di professionisti efficienti. Dove ognuno, guidato dalla passione per la facoltà scelta, si impegnerebbe al massimo, mostrando grandi risultati. Solo così, si può rilanciare la crescita. Facendo un’università pubblica e accessibile a tutti.























